Contratto di solidarietà espansiva: cos’è e a chi si applica

Contratto di solidarietà espansiva

Il contratto di solidarietà espansiva è una forma contrattuale che si applica nei casi in cui si presenti la necessità di una riorganizzazione aziendale e di modifiche di alcune procedure: la motivazione risiede nel desiderio dell’azienda di svilupparsi, rimanere al passo con le tecnologie o esplorare nuove possibilità di business. 

Per ottenere tutto questo, l’azienda necessita l’integrazione di nuove figure ai vertici e nuove professionalità, che indirizzino l’impresa verso il cambiamento auspicato. Lecito domandarsi cosa accade ai lavoratori precedentemente assunti: in questo caso, entrano in gioco i contratti di solidarietà!

Il contratto di solidarietà espansiva

Si chiamavano “Contratti di solidarietà espansiva”, ma dal 2019 è stato rinominato “Contratto di espansione”. La finalità è l’assunzione di nuovo personale con una formazione adatta alle nuove esigenze, e la modalità con cui agisce è la riduzione dell’orario di lavoro dei dipendenti in forza. Per essere applicato, deve passare attraverso un accordo aziendale tra Ministero del Lavoro e rappresentanze sindacali; deve quindi ottenere approvazione dalla DTL, e infine comunicato all’INPS. 

L’obiettivo del contratto di espansione è fronteggiare le situazioni di esubero del personale causate dalle nuove assunzioni, che porterebbe a licenziamenti; ecco perché, per portare alla definizione di questo contratto, è stata fondamentale la sinergia con i sindacati maggiormente rappresentativi sul territorio.

Da segnalare che L’INPS nel 2020 ha predisposto un esonero contributivo parziale a favore delle aziende che stipulano un contratto di solidarietà, per evitare di licenziare dipendenti o per assumerne di nuovi.

I destinatari, gli esclusi e la durata massima

Possono accedere a questo contratto le imprese in cui l’organico aziendale superi i 1000 dipendenti; qualora il requisito numerico venga rispettato, saranno comunque esclusi dirigenti e lavoratori a domicilio, lavoratori stagionali a tempo determinato e stagisti. 

La durata massima del contratto è di 24 mesi.

Le retribuzioni, gli sgravi contributivi e gli ammortizzatori sociali

Le ore perse a seguito dell’intervento del CDS sono a carico dell’INPS attraverso l’istituto della Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS). Quindi, come funziona la retribuzione dei lavoratori che hanno visto il proprio orario di lavoro ridursi? L’INPS eroga un trattamento di integrazione salariale pari all’80% del guadagno perso, incluso di tredicesima e quattordicesima.

Per i contratti di solidarietà di espansione l’INPS garantisce, per ogni nuovo assunto corrispondente alla riduzione dell’orario di lavoro, un contributo all’azienda corrispondente al:

  • 15% della retribuzione lorda prevista per i primi 12 mesi;
  • 10% della retribuzione lorda prevista per i successivi 12 mesi;
  •  5% della retribuzione lorda prevista per il 3°anno, sino al 30° mese.

In caso di assunzioni dei giovani tra 16 e 29 anni l’agevolazione consiste in una contribuzione a carico del datore di lavoro pari a quella per gli apprendisti (10%) per 3 anni dall’assunzione.

Cosa deve contenere il contratto?

  • Il numero dei lavoratori da assumere e l’indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione;
  • la programmazione temporale delle assunzioni;
  • l’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro, compreso il contratto di apprendistato professionalizzante di cui all’art. 44 del D.Lgs. n. 81/2015;
  • relativamente alle professionalità in organico, la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero dei lavoratori che possono accedere al nuovo anticipo pensionistico.

Pensione anticipata

I lavoratori hanno accesso alla possibilità di accedere a uno scivolo pensionistico, qualora questi requisiti siano rispettati: 

  • Età non inferiore ai 24 mesi rispetto a quella prevista per la pensione di vecchiaia;
  • Raggiungimento dei requisiti minimi per la pensione di vecchiaia;
  • I lavoratori acconsentano allo svolgimento di una prestazione di lavoro di durata non superiore alla metà dell’orario di lavoro praticato prima della riduzione convenuta nel contratto collettivo.

Cos’è cambiato con la Legge di Bilancio?

La Legge di Bilancio 2021 ha introdotto alcune novità da tenere in considerazione, per chi fosse interessato ai contratti di espansione: 

  • possono accedervi anche le aziende con almeno 250 dipendenti;
  • le aziende con almeno 500 dipendenti avranno oltre lo scivolo per i lavoratori a 60 mesi dalla pensione, la Naspi coperta dallo Stato fino a due anni e accesso alla cassa integrazione fino al 30%;
  • per le imprese con almeno 1.000 dipendenti, per ogni 3 uscite, vi è l’obbligo di assumere almeno un lavoratore fino a ulteriori 12 mesi di sconto NASpI e gli anni diventano tre.

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